L’autorità del Magistero di Gesú

5 Apr , 2026 - Radici Bibliche della Psicoanalisi

Tratto dal Capitolo nono

“Il risorto“

Perché cercate il vivente tra i morti? Non è qui, ma è stato risvegliato!

Lc 24,5-6.

La testimonianza

     Da dove viene l’autorità riconosciuta all’insegnamento di Gesú? Lo abbiamo visto: la sua parola non si limita a dire la verità, ma fa la verità. Il che significa che la sua enunciazione si sostiene su una testimonianza singolare che rende gli enunciati del suo discorso degni di fiducia. Non è, dunque, solo il messaggio del suo insegnamento che conta (enunciati), ma anche da dove questo messaggio proviene (enunciazione), dal suo incarnarsi, appunto, in una testimonianza singolare e irripetibile. 

Gesù, in altri termini, non si limita a veicolare un messaggio – un insegnamento rabbinico sulla Torah, tra gli altri -, ma incarna in se stesso il suo messaggio. 

È questo che gli consente non semplicemente di leggere le Scritture ma, come ricorda Martini, di «aprirle» facendo ardere in questo modo il cuore dei suoi discepoli (Lc 24,32). 

    L’affidabilità della sua parola è data dal fatto che essa non è una parola separata dalla vita, ma una parola che si realizza pienamente nella sua stessa vita. Di conseguenza, egli non si limita a dire la verità ma conduce la verità stessa a realizzarsi, a farsi evento: «per questo, – afferma Gesú di fronte a Pilato dopo la sua cattura nell’orto del Getsemani, – sono stato generato e sono venuto nel mondo, per dar testimonianza alla verità! Chiunque è nella verità, sta in ascolto della mia voce!» (Gv 18,37).

 


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